Roma (TMNews) - E' una delle tre forme d'arte tradizionali giapponesi, assieme al No e al Kabuki. E' anche Patrimonio immateriale dell'umanità. Ma soprattuto il Bunraku, il teatro delle marionette, è una disciplina artistica che richiede impegno, lavoro indefesso, quotidiano esercizio, equilibrio tra tutti coloro che vanno in scena. In un'occasione più unica che rara, le marionette nipponiche sbarcano al Teatro Argentina di Roma dove andrà in scena il più importante capolavoro del teatro giapponese: il "Doppio suicidio d'amore a Sonezaki" scritto dal grande Chikamatsu Monzaemon, considerato dai critici il William Shakespeare nipponico. Il Bunraku è una tradizione che ha oltre 300 anni. La sua tecnica si trasmette di generazione in generazione. Quelle che utilizziamo sono immagini che TM News ha potuto girare presso l'Istituto giapponese di cultura di Roma in una dimostrazione e non fanno parte dello spettacolo del Sugimoto Bunraku.A portare sul palcoscenico la tragica storia d'amore, che ricorda solo vagamente quella di Romeo e Giulietta, è una compagnia di altissimo livello, che annovera tra i suoi ranghi il Tesoro nazionale vivente Tsurusawa Seiji, allo shamisen, la tradizionale chitarra a tre corde.Per arrivare a quei livelli, oltre a un infinito talento, sono necessari anni di studio e ore di esercizio quotidiano. Racconta Tsurusawa: "Abbiamo spettacoli quotidiani o quasi. Prima degli spettacoli, ci prepariamo tre o quattro ore al giorno. Io ho cominciato a suonare lo shamisen a otto anni, ma magari persone più svelte sono capaci di metterci meno tempo". Gli interpreti veri del teatro Bunraku sono le marionette. Le bambole - "ningyo", come si chiamano in giapponese - sono bellissime: in legno, con costumi in seta, volti in grado di simulare le più sottili sfumature di sentimento. A loro voce è data dalla figura del "Daiyu", il declamatore. E' un'arte codificata, molto celebrata e complessa: il declamatore deve essere in grado di rappresentare uomini, donne, bambini nei loro stati d'animo: la rabbia, la tristezza, la gioia. Accanto al declamatore, in stretta sinergia, c'è il suonatore di shamisen, la tradizionale chitarra a tre corde giapponese. Fondamentale è la capacità del suonatore di shamisen di armonizzarsi col declamatore. A manovrare le marionette sono in tre. C'è un manovratore principale che muove la testa e la mano destra, un secondo per la mano sinistra, un terzo per i piedi. Per diventare un maestro in grado di manovrare una marionetta protagonista, sono necessari fino a 30 anni di studio continuo. Spiega Takemoto Tsukomadayu, il narratore principale: "E' un arte molto complicata. Per cominciare a manovrare il burattino o suonare lo shamisen ci vogliono almeno 15 annni d'impegno totale, dimenticandosi la famiglia. Solo in pochissimi riescono ad arrivarci". Il "Doppio suicidio d'amore a Sonezaki" è considerato un classico della drammaturgia giapponese, scritto appositamente per le marionette e solo dopo ripreso per il Kabuki. Dice ancora Takemoto: "Tratta temi universali: la religione, l'uomo, l'amore. Da dove vengono gli uomini, dove vanno, qual'è la loro salvezza".Gli artisti del Bunraku provengono spesso da tradizioni familiari, anche se è possibile accedere a quest'arte anche non provenendo da una famiglia Bunraku. Dice il manovratore principale del personaggio maschile Yoshida Ichisuke: "Io provengo da una tradizione di famiglia, come mio padre e mio nonno. Ma ci sono anche persone che studiano senza avere un background familiare". In Giappone, assieme al teatro Kabuki e al No, il Bunraku è la terza grande forma di teatro. Tuttavia, sebbene sia celebrata e amata, spiega Takemoto: "E' in difficoltà, quindi lo stato ha avviato un programma di sostegno". Resta tuttavia la magia di un'arte che racchiude in se tutta la profondità della cultura giapponese e il fascino del teatro.