Milano (askanews) - In principio ci fu la guerra nel Pacifico, con l'enorme mole di trauma e la voglia di non fotografare più. Ma poi, nel 1946, uno scatto dei suoi figli che camminavano "verso il Paradiso" è servito a fare sì che William Eugene Smith tornasse a lavorare, diventando uno dei più grandi fotogiornalisti di sempre. E ora, per inaugurare la nuova sede di Largo Corsia dei Servi del Centro Culturale di Miano, ecco una mostra che ripercorre le tappe decisive della carriera del fotografo americano. A presentarla il direttore del CMC, Camillo Fornasieri.

"La mostra di Eugene Smith - ci ha detto - è stata scelta per inaugurare questo nuovo spazio perché era un fotografo che amava gli uomini, le storie piccole e le storie grandi. Il titolo della mostra, 'Usate la verità come pregiudizio', è una provocazione per questo nostro tempo. Abbiamo scelto uno dei più grandi fotogiornalisti, nell'epoca dell'immagine, nella quale la parola sta perdendo anche senso e significato".

Un significato che invece ritorna, anche in forma narrativa, come dimostrano le paginate dei suoi servizi apparsi su Life, in ogni scatto di Smith che, oltre a essere tecnicamente strabiliante, è anche carico di umanità. "La fotografia di Smith è umanistica - ha aggiunto Fornasieri - potrei fare un paragone con il tema dell'educazione e della cultura: educazione è insegnare i passi per essere e divenire. Sarebbe bello che in ogni passo fosse contenuta un po' la meta. Ecco in Smith, in ogni fotografia è contenuto il senso profondo dell'esistenza".

La mostra, curata da Enrica Viganò, presenta 60 orginal print e resta aperta al pubblico fino al 4 dicembre.