Milano (askanews) - "In principio non c'era nulla". Parte da qui, ossia dall'inizio di ogni cosa, il video di Camille Henrot che è una delle opere intorno a cui ruota la mostra La Grande Madre, curata da Massimiliano Gioni per la Fondazione Trussardi a Palazzo reale a Milano. Un viaggio visuale che è al tempo stesso ironico e travolgente, scientifico e mistico: una esperienza totale che spalanca la possibilità di dare molte risposte alla fatidica, seppur fondamentalmente inutile, domanda su cosa sia l'arte contemporanea. E pensare che inizialmente Gioni aveva immaginato un'altra opera video in quella sala, salvo poi cambiare direzione. "A un certo punto - ci ha confidato il curatore - ho capito che il pezzo di Camille Henrot poteva essere una chiave di volta, o comunque un'opera fondamentale perché in sostanza allarga il campo, così come in fondo fa l'opera con questa serie di finestre che si aprono all'infinito. E' come se fosse una zoomata che parte dalle uova di tartaruga che si schiudono e arriva all'intero universo mondo". Un mondo che Camille Henrot, artista francese classe 1978, ha ricostruito partendo dai reperti conservati, e spesso nascosti, nello Smithsonian Institute di Washington DC, per arrivare, con un mix di immagini diverse che si sovrappongono sul desktop di un computer, a cantare, letteralmente, il proprio racconto sulla creazione dell'universo. Con suggestioni che, tautologicamente, sembrano non avere fine. "In più - ha aggiunto Massimiliano Gioni - si collega anche alla sovrapposizione tra digitale e naturale, che è uno dei temi che emergono soprattutto dagli anni Novanta e che si ritrova anche nell opera di Pipilotti Rist, questa idea di una matrice nel pensiero psicanalitico o post psicanalitico. Di recente si è parlato molto non solo di madre, ma di matrice e in un certo senso penso che Camille Henrot e Pipilotti Rist parlino di questo, di questa commistione tra digitale e materno che forse oggi è la grande madre, questo insieme di dati nebuloso che avvolge l'universo".E come direbbe Leopardi, in questa nube naufragare è dolce.