Roma,(askanews) - Come guardavano il fascismo e gli italiani gli osservatori stranieri che durante il ventennio visitarono l'Italia? A 70 anni dalla Liberazione lo racconta ad askanews Emilio Gentile, professore emerito di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma e autore del libro "In Italia ai tempi di Mussolini. Viaggio in compagnia di osservatori stranieri" (Mondadori).Un libro, spiega Gentile, che in realtà comincia dal 1915, quando gli osservatori dei Paesi alleati furono entusiasti per l'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra al fianco dell'Intesa ed esaltarono quella che chiamarono "l'Italia immortale". Un'opinione, però, che mutò nell'immediato dopoguerra durante il biennio rosso, quando il Paese fu sconvolto da "scioperi disordini, lotta civile, guerra civile". "Si ha questa impressione - spiega Gentile - che di colpo questo Paese che ha vinto una guerra sta perdendo proprio con se stesso e dentro se stesso".Molti degli osservatori stranieri che si trovavano in Italia cominciarono allora "a guardare con una certa diffidenza a Mussolini", ma vi furono anche quelli che, dopo la marcia su Roma, lo esaltarono. "E' un giornalista inglese - racconta Gentile - quello che dichiara che il fascismo ha salvato l'Europa e quindi l'umanità dal bolscevismo perché ha ucciso il dragone rosso". Dopo il 1922 furono molti i viaggiatori che visitarono l'Italia, "alcuni dei quali sono anche militanti comunisti, militanti antifascisti, che hanno in comune un errore di fondo: sono sempre convinti che il governo Mussolini e poi il regime fascista sia alla vigilia del suo crollo, mentre ci sono altri entusiasti, fanatici, e soprattutto però ci sono giornalisti che hanno una grande capacità di osservare attentamente quello che di nuovo sta avvenendo in Italia con un regime a partito unico".Mussolini, ovviamente, aggiunge Gentile, "era molto preoccupato" dei giudizi sul suo regime e "seguiva voracemente tutta la stampa straniera nelle lingue che conosceva e spesso riceveva anche questi visitatori".