Milano (TMNews) - Un libro imprescindibile, anche per chi magari non lo venera, ma con cui non si può fare a meno di fare i conti. "Il giovane Holden" di JD Salinger, romanzo culto da 65 milioni di copie, resta una pietra miliare nella storia della letteratura contemporanea, anche per uno scrittore lontano da New York, come l'islandese Jon Kalman Stefansson."Un libro come The Catcher in the Rye (titolo originale americano, ndr) - ci ha detto - è qualcosa che non puoi evitare, perché se anche non influenza direttamente te, influenza altri scrittori e a loro volta questi ne influenzano altri ancora. I grandi libri hanno così tante vite che non riusciamo neppure contarle".Vite molteplici che pare avere vissuto anche il padre di Holden, quel Salinger passato alla storia per il suo clamoroso isolamento dal mondo di cui esce per Isbn una nuova biografia firmata da David Shields e Shane Salerno. E su questo ragiona Gianluigi Ricuperati, intellettuale e scrittore attento ai fenomeni mediatici."La figura di Salinger - ci ha spiegato - come assente presentissimo, quella è una figura che come parabola metastorica o psicostorica è molto interessante per uno scrittore, specialmente adesso, ma è interessante per chiunque faccia, come dico sempre io, produzione di conoscenza"."Ogni autore - ha chiosato Stefansson con saggezza tutta nordica - è un'isola, perché è sempre solo. Ma è circondato dal grande oceano della letteratura. E anche senza saperlo è sempre influenzato da qualcun altro".Parole che probabilmente valgono anche per il gran recluso JD Salinger.