Milano (askanews) - L'intento di perdersi, all'interno di una mostra come "La Grande Madre", è dichiarato fin dall'inizio. La narrazione procede per confronti e associazioni, in molti casi tra loro conflittuali. Il curatore Massimiliano Gioni, che non aveva potuto presenziare all'inaugurazione per - ironia della sorte - la nascita del suo primo figlio, è arrivato a Palazzo Reale e ci ha accompagnato attraverso le innumerevoli e contraddittorie suggestioni del percorso espositivo."In molte delle opere in generale e anche credo nella costruzione della mostra, per come utilizza certi spazi scenografici - ci ha detto - c'è una prima impressione di somiglianza o comunque di abitudine o di conforto, che poi si trasforma nel suo opposto, ossia una sorta di esperienza straniante o di repulsione in alcuni casi... Forse questa è la tensione tra due poli che ritorna in tutta la mostra".Una tensione che riecheggia anche nei tanti lavori ispirati al femminismo, ma che nel progetto voluto dalla Fondazione Trussardi prende forme molteplici, lasciando lo spettatore, per fortuna, del tutto privo di una interpretazione precostituita."Ovviamente - ha aggiunto Gioni - non esiste una storia ufficiale, non esiste una Storia con la esse maiuscola, ma esistono storie personali e nel momento in cui enunci la parzialità del tuo punto di vista, in un certo senso inizi a dire la verità. Anzi il pensiero femminista ci dice che non esiste un concetto di verità, ma esistono tanti spunti parziali".La vastità del campo di gioco de "La Grande Madre" è insita nella stessa idea di raccontare un secolo di maternità e femminino, ed è anche scritta nella passione di Gioni per narrazioni che ambiscono sempre a una possibilità totalizzante, come era già avvenuto nella sua Biennale di Venezia due anni orsono. Ma anche su questo il curatore fa professione di sano relativismo."E' la mia croce e delizia, sarà anche ragione di capitomboli fragorosi... Quello che a me piace di più, sia nel Palazzo enciclopedico sia in questa mostra, è come quell'ansia, diciamo, totalizzante di sapere o scoprire tutto debba però essere messa in crisi".Una crisi che trova manifestazioni vicine alla perfezione in alcuni lavori, come il video "Grosse Fatigue" di Camille Henrot, che restituisce, al tempo stesso, emozioni primordiali e pratiche digitali, in un crescendo che profuma di moderno misticismo."La Grande Madre - ha concluso Massimiliano Gioni - è questo insieme di dati nebuloso che avvolge l'universo".