Mons, Belgio (askanews) - È il revolver più famoso della letteratura francese, un riassunto simbolico e ferrigno del fascino più o meno irresistibile dei poeti maledetti. Un Lefaucheux calibro sette millimetri con il quale Paul Verlaine, ubriaco, il 10 luglio 1873 sparò al "bel Satana", il suo amante Arthur Rimbaud nel corso di una querelle d'amants in un sordido alberghetto di Bruxelles, in Belgio.L'arma ormai immortale è stata recuperata da un collezionista privato da Bernard Bousmanne, responsabile della sezione manoscritti della Biblioteca reale del Belgio, oggi curatore a Mons di "Verlaine, cella 252", mostra dedicata al poeta di Metz e di cui costituisce il pezzo forte. L'esposizione ripropone il periodo belga di Verlaine, partendo dalla detenzione nella cellula 252 dove venne incarcerato dall'ottobre 1873 al gennaio 1875.Condannato per avere sparato a Rimbaud, allora 19enne, che resta leggermente ferito a un polso, in realtà paga la sua reputazione maledetta, che gli procurerà peraltro fama imperitura, il suo passato di comunardo e i suoi costumi immorali, dato che l'omosessualità allora era considerata un reato penale."La mostra comincia con la lite a Bruxelles tra Rimbaud e Verlaine e i colpi di pistola successivi, spiega Bousmanne. Poi continua per descrivere il periodo del carcere a Mons e poi prosegue. Perché pochi sanno che 20 anni dopo la sua liberazione Verlaine tornerà in Belgio per tenere una serie di conferenze. All'epoca è considerato il personaggio più celebre del momento dopo la morte di Victor Hugo e viene accolto come il più grande poeta francese".Verlaine, prigioniero del carcere e dell'assenzio, la "fata verde" dei poeti maledetti, lo sballo che brucia il cervello, la droga liquida dell'Ottocento che anticipa i fasti dell'eroina delle rockstar di oggi, rivive come un'ombra gigantesca e inquietante in questa mostra che ne ripropone atmosfere, emozioni e inquietudini.(Immagini Afp)