Ogawa (askanews) - Da foglio per gli scritti buddisti a supporto per le bombe durante la guerra, il washi è stato usato nei modi più disparati dai giapponesi per 1.300 anni. La celebre carta viene modellata a mano, con fibre di gelso, che vengono prima imbevute nell'acqua di fiume, ispessite e filtrate con un setaccio di bambù.I diversi strati vengono poi sovrapposti per creare dei fogli più o meno spessi ma sempre morbidi, flessibili e molto resistenti. La città di Ogawa è la patria del washi (che letteralmente significa "carta giapponese"): qui nel 1920 c'erano un migliaio di laboratori, un secolo più tardi ne sono rimasti una ventina, ma tutti continuano ad usare la tecnica tradizionale senza cedere alla modernità.La carta attualmente viene utilizzata per l'arte dell'ikebana, dell'origami ma anche per cucire futon o kimono, aquiloni e paralumi. Ma in passato è stata anche uno strumento di morte: durante la guerra anche le cartiere vennero requisite e costrette a creare dei palloni di carta, fino a dieci metri di diametro, che trasportavano le bombe verso la flotta americana nel Pacifico.