Roma - (askanews) - C'è un altro italiano in concorso al Festival di Cannes, nella sezione Un certain regard. Dopo aver presentato due anni fa fuori concorso "Stop The Pounding Heart - Trilogia del Texas, Atto III", Roberto Minervini torna sulla Croisette con il suo nuovo film documentario, "Louisiana" (The other side), nelle sale dal 28 maggio.E' il ritratto di un'America ai margini. Un territorio invisibile dove, sul confine tra illegalità e anarchia, vive una comunità che tenta di reagire alla minaccia di essere dimenticati dalle istituzioni e vedere calpestati i propri diritti. Tra loro ci sono veterani in disarmo, adolescenti taciturni, drogati che cercano nell amore una via d uscita, ex combattenti delle forze speciali ancora in guerra con il mondo, giovani donne e future mamme allo sbando. Un'umanità nascosta in cui si aprono gli abissi dell America di oggi.Minervini è partito dal Sud degli Stati Uniti e da uno tra gli stati più poveri, poi è salito fino al Nord Dakota. Quella che ha voluto rappresentare, spiega, è"L'America più invisibile ma anche quella più significativa di oggi, dove si decidono le elezioni, dove si va a estrarre petrolio, dove prolifera il fracking. L'America più vitale per certi versi, quanto allo stesso tempo autodistruttiva".Nonostante lo sguardo distaccato che si limita a documentare, per il regista è il suo film più politico."Volevo che il film acquisisse una dimensione politica, credo che le parti del film girate con i tossicodipendenti e i paramilitari parlino tra loro a un livello politico, parlano della rabbia e delle frustrazioni verso le istituzioni che non parlano, non fanno le veci dell'opinione pubblica. Forse è qualcosa che in Italia conosciamo, ma è un sentimento più giovane in un Paese giovane come l'America, quindi non dà segnali apocalittici ma è comunque preoccupante".