Roma, (askanews) - Scalare la montagna più alta del mondo è una metafora esistenziale. Significa spingersi oltre i propri limiti fisici, mentali ed emotivi. E' questo il senso di "Everest" di Baltasar Kormakur, film Fuori Concorso che ha aperto ufficialmente la 72esima Mostra del Cinema di Venezia.Basato su una storia vera, racconta le due spedizioni del '96 colpite da un'improvvisa tempesta mentre scalavano l'Everest.A Venezia è arrivata buona parte del cast: Jake Gyllenhall, Jason Clarke, Emily Watson, Josh Brolin e John Hawks.E il regista ha spiegato le difficoltà di girare un filmdove la natura è protagonista assoluta insieme a una squadra diuomini coraggiosi. Le riprese sono state effettuate tra Nepal e Alpi italiane, perché voleva che sperimentassero le difficoltà della montagna per entrare meglio nei personaggi. Ma, ha chiarito, nessuno è mai stato messo in pericolo"."Volevo fare un film epico e intimo sulla natura, senza che i personaggi avessero l'appeal hollywoodiano.Superstar Jake Gyllenhall, con la barba e in giacca e cravatta, che ha sottolineato la "responsabilità" del dover rappresentare un evento reale nei panni di uno degli alpinisti."La famiglia del mio personaggio mi ha contattato, mi sono ispirato a loro, ai figli che ho incontrato, era naturale che fossero preoccupati dal ritratto che avrei fatto di loro padre. Ma per me è stato utile sentire parlare di lui attraverso isuoi figli".