Milano (askanews) - Una mostra per andare oltre la spettacolarizzazione dell'arte contemporanea, attraverso però un selezione di opere di alto livello, attraverso le quali il curatore Richard Milazzo prova ad avvicinarsi agli elementi fondativi della stessa natura della pratica artistica. "Il manichino della storia" è l'esposizione che inaugura lo spazio Mata di Modena, ricavato in una ex fabbrica che ora viene restituita alla collettività, con la soddisfazione del sindaco Gian Carlo Muzzarelli. "Abbiamo ritenuto - ha detto il primo cittadino - fosse la soluzione migliore per battezzare questo spazio dell'ex Manifattura Tabacchi, un luogo che era abbandonato e che oggi è tornato a essere al centro delle strategie della città".In mostra una serie impressionante di artisti e lavori, provenienti quasi totalmente da collezionisti privati della zona, carichi di forza evocativa e di un senso del perturbante che resta una delle migliori attitudini del contemporaneo. E allora ecco una Cindy Sherman che mima un suicidio, oppure l'infermiera ammiccante e inquietante di Richard Prince, o ancora il meraviglioso bacio tra lampadinedi Felix Gonzalez-Torres, sospeso, non solo fisicamente, sopra ogni differenza di genere o etnia, concentrato esclusivamente sulla propria luce. Che però è un anticamera al buio che poi arriva, il buio storico raccontato dalle opere di William Anastasi o da una grande lavoro di Robert Longo dedicato a Treblinka, con l'immagine di un paesaggio ripreso da un treno diretto ad Auschwitz, accostato a un quadrato nero."Non è solo un riferimento a Malevic - ha spiegato Milazzo - . È un modo dell'artista per dire è impossibile descrivere quell'esperienza, non c'è immagine che possa descrivere quella storia".Notevoli poi, tra gli altri, il dipinto in rosso di Peter Halley o la colonna di led "Arno" di Jenny Holzer, e poi una ragazza fallica dei fratelli Chapman, o ancora un misterioso ritratto di Urs Fischer. Senza dimenticare la portaerei di Kiefer, il Don Chisciotte di Vik Muniz, Schifano, Tillmans o Alex Katz. In mostra però anche tanta Transavanguardia, e Richard Milazzo si è soffermato su un grande dipinto di Mimmo Paladino. "Quello che vedete in questa opera di Paladino è il desiderio di un'immagine di divenire immagine. È un'immagine in divenire".Collegata al Festivalfilosofia, la mostra al Mata resterà aperta a Modena fino al 31 gennaio 2016.