Milano (TMNews) - "Aprile è il più crudele dei mesi" scriveva il poeta Thomas Eliot nell'incipit della sua "Terra desolata". Un motto, e un titolo, che si adattano alla vicenda biografica di Kurt Cobain, il leggendario frontman dei Nirvana, che proprio all'inizio di aprile del 1994 si è suicidato nel suo garage a Seattle. Sono passati 20 anni da quel giorno e la stampa di tutto il mondo lo ricorda, ma il ritratto di Cobain che si è costruito in questi due decenni di assenza resta contraddittorio.Le due facce della medaglia si possono trovare qui: l'1 novembre 1993 a New York la registrazione dell'Mtv Unplugged fu forse il momento più felice per i Nirvana e per Kurt. Al tempo stesso questo brano, "Come as you are", e con lui l'album del successo planetario, "Nevermind", furono vissuti dalla band come una sorta di resa a un sound più commerciale. Un'onta che tentarono di cancellare con il successivo e ultimo album, "In Utero", ma che tuttora sembra tormentare i superstiti Grohl e Novoselic. "Volevamo tornare a essere la band che eravamo, quella che ci era stata portata via dal successo di Nevermind", ha ammesso Dave Grohl."Anch'io sono stato un alieno da bambino - fa dire a un Kurt Cobain letterario Tommaso Pincio nel suo bellissimo romanzo Un amore dell'altro mondo - Ero convinto che mio padre e mia madre non fossero i veri genitori. Mi ero messo in testa di venire da un altro pianeta. Volevo venire da un altro mondo". Un ritratto, per quanto immaginario, che forse riesce a riassumere la storia della rockstar triste venuta da Seattle che indossava T-shirt con scritto "I Hate Myself and Want to Die", ma che, se glielo si chiedeva, diceva che era "solo uno scherzo, uno stupido scherzo".