Milano (TMNews) - Jonathan Lethem (forse) è diventato grande e a 50 anni compiuti affronta un romanzo di taglio storico, incentrato sulla storia del radicalismo politico negli Stati Uniti. "I giardini dei dissidenti", che in Italia esce per Bompiani, è un viaggio attraverso ideali destinati al fallimento, ma sempre carichi di intensità."Ho fatto più ricerche che per qualunque altro libro - ci ha detto Lethem, a Milano per la Milanesiana - un viaggio per me straordinario attraverso la storia. Al tempo stesso non lo considero un libro molto diverso dai miei altri, più che un romanzo politico è un romanzo su persone che si occupano di politica".Al centro della narrazione le figure di due donne, Rose e Miriam, che attingono alla famiglia dello scrittore, a sua volta figlio di genitori politicamente attivi, ma non solo. "Come qualunque dei miei personaggi - ci ha confessato - anche se sono donne, Rose e Miriam in gran parte sono anche me stesso".Brillante ed eccentrico quanto basta, Lethem discute pure della sua evoluzione come scrittore, dagli esordi para fantascientifici fino agli ultimi romanzi più maturi. Ma in fondo poco sembra essere davvero cambiato. "Io credo che il mio lavoro - ha spiegato - sia un modo per ricordare alla gente che io sono sempre quel ragazzino che amava i libri".E quando gli domandiamo se si senta pronto per scrivere il Grande romanzo americano, la risposta è inequivocabile: "No, non ne voglio sapere nulla - ha concluso - non credo che il Grande romanzo americano esista, e quindi la considero una perdita di tempo".Parafrasando proprio Lethem che parlava di Roberto Bolano, a questo punto possiamo anche noi lanciare i cappelli in aria per il grande scrittore di Brooklyn.