Milano (askanews) - Una storia di famiglie, di amori e delusioni, di fughe e ritorni. Jon Kalman Stefansson, scrittore islandese con vocazione epica, torna in libreria con il romanzo "I pesci non hanno le gambe", edito come sempre da Iperborea. Lo abbiamo incontrato a Milano, città nella quale partecipa anche al festival nordico I Boreali."Mi sembra - ci ha detto - che nei tempi moderni, noi a volte perdiamo noi stessi. Corriamo dietro a nostri sogni o a ciò che vogliamo diventare... ma troppo spesso la gente non pensa a quello che diventeremo. La vita è come un fiume che ti porta a valle, e improvvisamente cominci a chiederti 'dove sono?' Questa è una delle cose a cui penso quando scrivo".La voce di Stefansson, ormai da anni, ha trovato una sua intonazione e una sua grande forza. In questo caso anche l'ambiente del paese islandese nel quale è ambientato il romanzo ha contribuito alla ricerca linguistica dello scrittore."Quando scrivo - ha aggiunto Stefansson - non penso mai a come sto scrivendo, è sempre la ricerca di una musica, e io tento di comporre una nuova canzone: ci sono sei corde nella mia chitarra e io ne cerco sempre un'altra".Uno dei temi al centro del romanzo è la ricerca della felicità, argomento che non è solo appannaggio del Sogno americano."Dipende tutto da te - ha concluso - noi puoi aspettarti che la felicità arrivi per posta o attraverso lo schermo della tv o i libri, ma la letteratura e tutta l'arte ti possono aiutare, possono svegliarti dal sonno e ricordarti che la vita non è così lunga e che bisogna viverla, se ti addormenti tradisci te stesso".Senza volerci sbilanciare troppo, possiamo però dire che leggere Stefansson è una esperienza che arricchisce, al di là delle geografie e delle filosofie di vita.