Milano (TMNews) - E' uno degli scrittori più interessanti sulla scena internazionale e in molti lo considerano già un classico. L'islandese Jon Kalman Stefansson presenta ora il terzo capitolo della sua trilogia nordica, "Il cuore dell'uomo", che esce in Italia per Iperborea. Un romanzo che, ancora un volta, si regge su un linguaggio di straordinaria potenza. "Senza le parole - ci ha detto - noi non siamo niente. Perfino Dio, se crediamo nella Bibbia, sarebbe stato perduto senza le parole. Non avrebbe neppure potuto accendere la luce, senza una parola".La natura, aspra, violenta e al tempo stesso meravigliosa, e i sentimenti più viscerali dell'uomo sono la materia letteraria di Stefansson. Che sembra indagare sulla domanda ultima sul nostro essere umani. "Non troveremo mai la risposta - ha aggiunto lo scrittore - a dobbiamo essere molto grati per questo: continuare a cercare una risposta ti dà la forza e l'entusiasmo per andare avanti. Cosa faremmo se trovassimo la risposta?"Una risposta, in ogni caso, Stefansson la trova nel suo lavoro. "La cosa più difficile - ci ha confessato - non è scrivere la prima stesura, ma riscrivere un romanzo, o tagliarlo, mettere insieme le tessere. Questa è la parte più difficile".La voce che narra "Il cuore dell'uomo" è una voce di spettri, morti, ma al tempo stesso pervasi dalla sensazione di vita. Quasi una metafora della postura letteraria. "Devi dare tutto quello che ha - ha concluso Jon Kalman Stefansson - devi mettere tutta la tua vita dentro ogni parola, e quando continui a farlo ti chiedi per quanto tempo ancora ci riuscirai. In qualche modo, senza fine, muori lentamente con ogni libro".