Roma (Askanews) - Regista di culto, attore, scrittore, fumettista e anche guaritore: l'85enne Alejandro Jodorowsky è arrivato in Italia per presentare il suo ultimo film, "La danza della realtà". Tratto dall'omonimo romanzo autobiografico, racconta in maniera quasi onirica la sua infanzia in un paesino del Cile dove si stabilirono i suoi genitori, due ebrei ucraini: un mondo fatto di eccessi, violenza, incontri fuori dall'ordinario."Questo film è la chiave di tutto il mio cinema: quando vedi questo film capisci perché ho fatto anche gli altri. Rappresenta un passo avanti nel mio concetto di arte terapeutica", ha spiegato il regista cileno. Jodorowsky nel film rilegge la sua infanzia e trasforma il suo passato e quello dei suoi genitori in un mondo irreale, con meno ombre rispetto a quelle realmente vissute."Sono vecchio - ha detto Jodorowsky - potrei morire da un giorno all'altro: se muoio all'improvviso è un testamento, e se non muoio è un flashback. E, siccome non voglio morire, a febbraio comincerò il nuovo film".Nella sua tappa promozionale romana Jodorowsky ha parlato della sua vita, dell'incontro con la guaritrice che l'ha introdotto alla psicomagia, la tecnica di guarigione che anche lui stesso pratica, della sua antipatia verso i distributori cinematografici e il cinema americano. E ha regalato un affettuoso ricordo di Fellini: "Venni a Roma per presentare il mio film 'Santa Sangre', e dissi a un giornalista che il regista che mi aveva influenzato di più era Fellini: lui mi invitò sul set de 'La voce della luna', e quando mi vide allargò le braccia e urlò: 'Jodorowsky!', e io gli risposi: 'Papà!". La mia conversazione con Fellini fu di due parole: Jodorowsky-papà, ma non me lo dimenticherò mai".