Milano (askanews) - Una delle più grandi artiste contemporanee, probabilmente l'inventrice della performance, un pezzo di storia dell'arte che a 80 anni continua a stupire per la brillantezza e la capacità di creare. Joan Jonas ha tutte le caratteristiche per essere definita una vera leggenda e ora il suo cinquantennale lavoro viene ricostruito in un libro curato da Joan Simon, "In the Shadow a Shadow - The Work of Joan Jonas", realizzato anche da HangarBicocca, dove la abbiamo incontrata prima della conversazione pubblica con Andrea Lissoni per la presentazione del volume. "E' stato un lavoro lungo - ci ha detto - il libro ha richiesto tanto tempo per la realizzazione ed è stato un processo molto complicato... Ma alla fine ho capito che esisteva, non potevo crederlo, e sono molto felice perché contiene le prove del lavoro, oltre agli script e alle descrizioni".La sfida era ovviamente legata al passaggio dalla performance, effimera e in presa diretta, al testo scritto e alla documentazione iconografica del libro. "Ovviamente - ha aggiunto Jonas - non puoi fare esperienza del lavoro per come è stato fatto durante le performance, ma puoi conoscerlo ed esperirlo in maniera diversa".Le connessioni tra la dimensione "live" di molto del lavoro dell'artista americana, spesso basato sull'uso del suo stesso corpo, e la misura della sua stessa vita, "life", rendono ancora più intrigante l'approccio intellettuale alla storia di Joan Jonas, che però, dal canto suo, non vuole mescolare i piani. "Non è un libro autobiografico - ci ha spiegato con tutta la concretezza del suo essere americana - è un libro sul mio lavoro e questo certamente viene da dentro di me. Ma resta il mio lavoro, si può definire personale, ma questa non è una storia autobiografica".A fare da tramite tra la serata nello spazio della Pirelli a Milano e la lunga carriera di Joan Jonas proprio la grande mostra monografica che HangarBicocca le ha dedicato tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, prima che l'artista venisse scelta per rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale d'Arte di Venezia pochi mesi dopo. "L'esposizione in HangarBicocca - ha concluso Joan Jonas - è stata una delle più interessanti che io abbia mai fatto, per il luogo e anche per quello che ho potuto imparare del mio stesso lavoro vedendolo in questa configurazione, senza divisioni tra i pezzi e con questa superficie enorme e grazie al curatore Andrea Lissoni e a tutta la squadra. E' stata davvero una grande esperienza".Come per noi oggi lo è poter guardare ancora così da vicino a un lavoro centrale nella definizione, sempre parziale ma in fondo assoluta, di che cosa può essere l'arte contemporanea.