Jerash, (askanews) - La conservazione e valorizzazione di siti simbolo di millenari traffici e movimenti di genti, così come di pacifica convivenza tra le religioni, quale ricetta non solo per tornare ad attrarre flussi turistici ma anche per rispondere in maniera chiara a ciò che drammaticamente stanno vivendo analoghe importanti risorse dell'umanità in questa area: è quanto la Giordania prova a fare, forte di un patrimonio unico per qualità e quantità. Ad esempio a Jerash, antica decapoli prima greca e poi romana, situata a poche decine di chilometri dal confine con la Siria. Laddove un'analoga gioia come Palmira rischia la distruzione, in terra giordana quella che fu l'antica Antiochia sul fiume d'oro, oggi Jerash, anno dopo anno, scavo dopo scavo acquista splendore puntando al ruolo di patrimonio dell'umanità finora non conseguito solo per una prima fase di restauro non proprio ortodossa. Nella volontà e nell'impegno giordano, quella che fu capitale economica dei domini dei Tolomei, e poi crocevia dell'impero romano, con il suo cardo massimo, i due teatri, i templi di Giove e Artemide, è quindi il messaggio più chiaro lanciato in questa complicata fase geopolitica al mondo: il paese è sicuro e non intende certo rinunciare a tutto il suo potenziale storico-architettonico.Vale lo stesso discorso, di tolleranza dimostrata dal patrimonio conservato in Giordania, per il complesso, di più recente scavo, di Umm Ar-Rasas. Di spicco assoluto la chiesa di Santo Stefano, del 785, epoca in cui l'intera area era già sotto lo stretto controllo della prima espansione islamica. Il proliferare di una così ricca comunità, in fase di dominazione musulmana, sta proprio a testimoniare l'eccezionale capacità di convivenza dei popoli che hanno abitato ed abitano il territorio giordano. Impressionanti poi i mosaici, che riportano tutte le località principali del tempo. Una scuola, quella dei mosaici giordani, con grandi testimonianze anche sul Monte Nebo che vide l'arrivo dell'esodo ebraico dall'Egitto e che prosegue ancora oggi nelle tradizioni locali. Lo dimostra il lavoro della fondazione regina Noor a favore delle donne disabili, proprio partendo dall'arte del mosaico.