Ferrara (askanews) - "L'impressione è che Ferrara abbia cominciato addirittura ad apprezzare questa piccola invasione pacifica che per tre giorni trasforma e colora di giallo la città".

Il direttore di Internazionale, Giovanni De Mauro, sintetizza così, con una sorta di piccola vittoria psicologica sul campo, la decima edizione del festival Internazionale a Ferrara, conclusasi, dopo tre giorni di incontri, dibattiti e spettacoli, domenica 2 ottobre. Un evento che ha fatto registrare 71mila presenze - in linea con i numeri dell'edizione 2015 - e che ha portato nella città estense oltre 240 ospiti da tutto il mondo.

"E' sempre molto sorprendente per noi ritrovarci qui - ha aggiunto De Mauro - e incontrare questa folla di lettrici e lettori che vengono da tutta Italia, interessati, appassionati, che fanno la coda di ore per incontri nei quali ci si occupa quasi sempre di grandi temi della politica internazionale. Sempre sorprendente, fin dalla prima edizione: innanzitutto perché li incontriamo e poi perchè li scopriamo così interessati e appassionati".

Nel corso della tre giorni, apertasi con l'intervento dei genitori di Giulio Regeni alla cerimonia di consegna del premio Anna Politkovskaja a un reporter egiziano, si è parlato di migrazioni e diritti civili, di elezioni americane e terrorismo jihadista, di cinema e di fotografia. E proprio un fotografo come Rocco Rorandelli ci ha raccontato cosa significa per un reporter prendere parte al festival. "Avere un confronto con il pubblico, con gli esperti, con dei giornalisti - ci ha detto - ovviamente è un momento bellissimo perché ti permette di confrontarti tecnicamente, a livello di maturazione, ma anche personalmente".

La decima edizione di Internazionale a Ferrara, dunque, chiude i battenti. L'attenzione si sposta ora sul futuro."Noi siamo contenti di essere qui e vorremmo tornarci - ha concluso Giovanni De Mauro - se il sindaco e la città lo vogliono, e quindi andare avanti a fare quello che abbiamo fatto finora".