Milano (askanews) - "Quello che mi piacerebbe da morire sarebbe scrivere un articolo su uno di voi giornalisti che state scrivendo un articolo su di me". Lo ha detto David Foster Wallace all'inviato di Rolling Stone David Lipsky e può essere questo il punto di partenza per un pezzo sui vent'anni dall'uscita di "Infinite Jest", il romanzo-mondo di Wallace che ha in qualche modo segnato, con 60 mesi di anticipo, l'inizio del XXI secolo, almeno nel mondo della letteratura.Un libro fuori dal comune, centrato sul tema dell'intrattenimento e delle dinamiche - oggi diremmo social - che si sarebbero manifestate con evidenza solo negli anni successivi a quel 1996, ma che resta ancora vivo e attuale, più che per le previsioni, diciamo così, sociali, per la lingua, la costruzione strutturale, l'adesione a un'idea generazionale profonda. Tom Bissell, che ha curato una nuova edizione per il ventennale, sul New York Times ha sintetizzato il romanzo con la formula "tutto riguardo il tutto". Non basta per rendere giustizia alle 1200 pagine del libro, ma forse ci aiuta a farci un'idea.A rendere ancora più intrigante l'anniversario del libro di Wallace anche l'arrivo in Italia del film "The end of the tour", ispirato proprio al libro che Lipsky ha tratto dal materiale per l'intervista con lo scrittore durante la promozione di "Infinite Jest": "Come diventare se stessi". Una pellicola in cui Jason Segel impersona Wallace in tutta la sua mole fisica, anche se forse con una voce che, almeno nella versione italiana, sembra talvolta cedere a quell'immagine un po' sdrucita che vuole fare di lui, dopo il suicidio del 2008, una sorta di santo laico, cosa che probabilmente era lontanissima dalla mente di David Foster Wallace, capace di profonde depressioni, ma anche di intuizioni che definire brillanti è comunque insufficiente.Un vuoto che la morte di Wallace ha lasciato in molti lettori e anche nella storia della letteratura, ma che non deve inghiottire, come un buco nero, quello che vuoto non è, ossia l'opera wallaciana che non è solo "Infinite Jest", ma che intorno a questo poderoso e multiforme romanzo non può fare a meno di ruotare. Pertanto i giornalisti, anche vent'anni dopo, continuano a scrivere su di lui e su quel libro.E se proprio dobbiamo parlarne, allora la fine di questa storia, così come quella del tour del '96, per usare le parole del biografo di Wallace, D.T. Max, è semplicemente "l'epilogo che lui ha scelto".Il resto è magari silenzio, ma certamente anche grande letteratura.