Roma, (askanews) - Dopo A.C.A.B. e il successo internazionale di "Gomorra - La Serie", Stefano Sollima torna al cinema con "Suburra", una storia che incarna i pregi e i difetti dell'Italia di oggi, partendo dall'affresco di una Roma criminale. Nel libro omonimo di Cataldo-Bonini, il regista spiega di essere rimasto colpito da..."La coesistenza di mondi apparentemente e totalmente diversi tra di loro e di quanto invece questi siano molto più vicini e abbiano connivenze insospettabili. Abbiamo fatto un lavoro di sintesi", ha spiegato Sollima.La pellicola racconta la storia di una grande speculazione edilizia, il "Water-front", che trasformerà il litorale romano in una nuova Las Vegas. Per realizzarla servirà l'appoggio di Filippo Malgradi, alias il politico corrotto Pierfrancesco Favino. "E' importante nel cinema italiano fare film belli. Il cinema italiano deve fare bei film, riconquistare la fiducia del pubblico con dei bei film di qualsiasi genere e qualsiasi storia", ha detto l'attore.Tra i criminali conniventi c'è anche il "Numero 8", capo di una potentissima famiglia che gestisce il territorio (Alessandro Borghi) e il Samurai, che ha il volto di Claudio Amendola, il più temuto rappresentante della criminalità romana e ultimo componente della Banda della Magliana.Ma a generare un inarrestabile effetto domino capace di inceppare definitivamente questo meccanismo saranno, in realtà, dei personaggi che vivono ai margini dei giochi di potere Sebastiano, interpretato da Elio Germano, un pr viscido e senza scrupoli: "Se torniamo a fare un cinema spontaneo proprio nella sincerità di comunicazione con il pubblico, non nel volerlo incastrare a comprare qualcosa, allora non c'è genere che tenga - ha affermato Germano - C'è il cinema, la comunicazione, c'è qualcosa che avviene tra lo spettatore e lo schermo o qualcosa che non avviene"."Suburra" è film di genere, un "western metropolitano" dice il regista, tra intrattenimento e spunti di riflessione: "Il genere è come la favola, riesci a raccontare non tanto un fatto, quanto i meccanismi che ti portano al fatto, rendendolo un racconto che puoi applicare in tempi e luoghi diversi. Non è costretto dalla contemporaneità, è moderno però", ha concluso Sollima.