Milano (askanews) - Un capo d'abbigliamento iconico, la camicia bianca, per rappresentare uno degli stilisti simbolo della moda italiana e milanese: Gianfranco Ferré. È allestita nella prestigiosa sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano la mostra "La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré": un percorso tra 27 capolavori sartoriali, declinazioni di un capo filo conduttore di una carriera. Un'esposizione, nell'anno di Expo, dedicata a un maestro che a Milano ha sviluppato la creatività e il talento che hanno reso il suo stile famoso in tutto il mondo. Rita Airaghi, Direttore Fondazione Gianfranco Ferré."Partendo dalla camicia da uomo, oggetto vestimentario più semplice e tradizionale, ad ogni stagione ha cercato di trasformarlo: sia nei materiali, ma soprattutto nelle forme e nelle funzioni. La camicia bianca rappresentava un'espressione, guidata dalla fantasia e dalla poesia, ma basata su un preciso lavoro razionale e di progetto".Dai capi in mostra, tratti dalle collezioni tra 1982 e 2006, emerge il ricco universo di influenze culturali di Ferré, costruito da letture, viaggi, studi sulla storia dell'eleganza, amore per le arti."Il messaggio che ha lasciato, e che vedo che i giovani hanno colto, è che la moda è cultura. E soprattutto la moda è un lavoro, che va fatto con passione e amore, perchè è questo che lui faceva".La mostra si apre con le proiezioni dei disegni autografi di Ferré su teli di tulle, porta di accesso ai capi, cuore dell'esposizione. Ai lati della sala, dentro teche di vetro, sono conservati i disegni originali dello stilista, con accanto le realizzazioni del modello, a soffitto proiezioni fotografiche richiamano il tema della mostra."C'è una documentazione che di solito nelle mostre di moda non c'è, c'è un vestito, un manichino, una data e un anno, punto".La mostra, curata da Daniela Degl'Innocenti, è promossa dal Comune di Milano, assessorato alle politiche per il Lavoro, moda e design e assessorato alla cultura, è organizzata e prodotta da Palazzo Reale e Fondazione Gianfranco Ferré, in collaborazione con la Fondazione museo del tessuto di Prato.