Milano (askanews) - Il mondo a cavallo tra il XIX e il XX secolo visto attraverso gli occhi dei simbolisti. Dopo l'art nouveau e Alfons Mucha, a Palazzo Reale a Milano arriva un'altra importante mostra su quel periodo storico decisivo per le sorti del nostro continente. "Il Simbolismo - Arte in Europa dalla Belle époque alla Grande Guerra" è una mostra molto vasta e suggestiva, che guarda a diverse correnti e a diverse sensibilità, per ricostruire il ritratto collettivo di artisti che, come spiega il curatore Fernando Mazzocca, hanno rifiutato un'idea di modernità legata al positivismo, rivelandosi però comunque profondamente moderni."Il Simbolismo - ci ha spiegato il professore - ha il coraggio di andare oltre la realtà banale, la realtà dei sensi, per esplorare quella realtà che sta dietro le apparenze e indagare e rappresentare l'inconscio, i lati inconfessabili della natura umana e soprattutto esplorare quel subconscio che era stato messo in luce proprio da Freud".Nelle sale di Palazzo Reale si incontrano i lavori maestosi di Giulio Aristide Sartorio, con il grande ciclo "Il poema della vita umana", e lo sguardo visionario e spaventoso del "Lucifero" di Franz von Stuck, ma anche la sensibilità eterna di Ferdinand Hodler o le celebri icone pre surrealiste di Odilon Redon. Fino all'inconfondibile presenza di Gustave Moreau e al fantasma de "L'Isola dei morti" di Arnold Boecklin, qui presente sotto forma di una copia eseguita da un altro pittore. E a guidare il visitatore nelle stanze giustamente labirintiche della mostra, i versi de "I Fiori del male" di Charles Baudelaire."E' stato un po' l'ispiratore di quegli artisti, soprattutto i belgi e i francesi - ha aggiunto Mazzocca a proposito del poeta francese - che poi sono partiti all'esplorazione del mistero e dell'inconscio, tutto attraverso anche un linguaggio provocatorio e anticonvenzionale come era stato quello della poesia di Baudelaire".Un linguaggio e una storia, quelli del Simbolismo, che il pubblico milanese potrà provare a decifrare fino al 5 giugno.