Roma, (askanews) - Una Pompei nuova quella che appare al visitatore con la riapertura di cinque domus restaurate. Nuova anche nella concezione, lavorare in più stretta collaborazione con il museo archeologico di Napoli.Nella città sepolta da Vesuvio riapre il complesso di Giulia Felice, un albergo con impianto termale e un porticato dalle colonne quadrate in marmo con ampio giardino, accessibile dallo spiazzo dell'Anfiteatro.Riaprono i bellissimi giardini della casa di Octavius Quartius e quelli della Casa del Frutteto, ma anche quelli della casa della Venere in Conchiglia, dove risplende l'affresco della dea sul mare.Infine la Casa di Marco Lucrezio sulla via Stabiana. Una piccola parte della Pompei che sarebbe ancora da esplorare, ma abbastanza per dare fiducia nel futuro di questo sito così complicato che ha raccolto 3,2 milioni di visitatori nel 2015, il 20% in più rispetto all anno precedente.E a Pompei sono stati esposti anche i resti di cibo e frutta carbonizzati. Perché il sovrintendente Massimo Osanna ha un progetto preciso: "Io credo molto nella rete di collaborazioni, e questo è un esempio di come si possa lavorare uniti. Pompei non può essere una monade isolata, si deve aprire al mondo, alle istituzioni, al ministero: con Napoli il dialogo deve essere serrato e con Paolo Giulierini ci stiamo riuscendo".Sì, perché grossi pezzi di Pompei ed Ercolano non sono dove si trovavano al momento dell'eruzione, bensì all'Archeologico di Napoli, il museo che ospita i reperti e gli arredi delle città sepolte dalla lava. La sfida è portare anche a Napoli i turisti.Collaborazione quindi in primo luogo con il sovrindentente Giulierini, che in parallelo alla riapertura delle domus,ha organizzato la mostra "Mito e natura": per riportarci al senso della natura percepito dagli abitanti dell'antica Pompei.