Parigi (askanews) - "Ciò che temo di più è il nazionalismo russo": a dirlo è la scrittrice bielorussa Svetlana Alecsievic, grande voce del popolo senza voce, fresca vincitrice del premio Nobel per la letteratura che riceverà fra un mese a Stoccoloma."Dentro di me non è cambiato niente - ha spiegato - ma è vero che per le strade molta gente vuole abbracciarmi. E' evidente che per i bielorussi questo premio è importante", ha spiegato la scrittrice, una voce critica nei confronti del regime bielorusso di Aleksandr Lukashenko tanto che i suoi libri non sono pubblicati nel Paese ex sovietico."Negli anni 90 abbiamo sperato che la Perestroika producesse un cambiamento rapido. Siamo stati naif. L'uomo non può diventare libero così rapidamente. Accadrà, ma ci vuole tempo", ha detto Alecsievic"Mi fa molta paura il nazionalismo russo Ogni nazionalismo porta al fascismo. Speriamo di riuscire ad evitarlo ma è difficile fare previsioni", ha aggiunto l'autrice di "Preghiera per Cernobyl". Attenta osservatrice della realtà russa, la scrittrice ha dei dubbi sull'utilità delle sanzioni internazionali contro Mosca"Danno una forma all'immagine del nemico: l'Europa è un nemico, gli Stati Uniti sono un nemico. Il risultato è che la nazione si stringe attorno al suo leader, attorno a un dittatore", ha concluso il premio Nobel per la Letteratura 2015.(immagini Afp)