Milano (askanews) - E' una delle opere d'arte più fotografate di Milano e anche uno dei pezzi forti della grande collezione creata negli anni da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli: "Lost Love" della superstar inglese Damien Hirst è una installazione che, come il suo autore, non lascia indifferenti, sia che la si ami sia che la si detesti. Intorno a essa ruota la seconda selezione di "Trittico", una delle mostre della Fondazione Prada a Milano o, per essere precisi, una "strategia espositiva dinamica" che porta a rotazione negli spazi della Cisterna tre lavori diversi chiamati a dialogare tra loro e con il pubblico.E così accanto all'ecosistema autosufficiente di Hirst, con la sua poltrona da dentista e i suoi affascinanti pesci, ecco che la forma cubica, simbolo del primo ciclo, viene sgretolata dalla minacciose "Penne di pescecane" di Pino Pascali, che navigano attraverso il pavimento proprio in direzione dello spettatore. Un lavoro, come sempre in Pascali, ironico e potente, che gioca anche sui materiali, essendo le pinne niente altro che canonicissime tele dipinte di nero e Vinavil. Alla sinistra di Hirst, nel terzo dei tre spazi postindustriali che compongono la Cisterna, si incontrano i caotici e minuscoli pittogrammi plastici di "Untitled" di Tom Friedman, distribuiti nello spazio solo apparentemente in modo casuale. Piccoli agenti di una narrazione che assume dimensionalità diverse e che, ancora una volta, trova il suo compimento nello spazio che la ospita.E la sensazione, immergendosi in questo nuovo Trittico, è che si sia passati da opere site-specific a spazi che diventano work-specific, in un nuovo scambio di ruoli percettivi che è il sale del ragionamento sul contemporaneo.