Sofia (askanews) - L'oro dei Traci 2.0. Governati da un'aristocrazia guerriera, secondo Erodoto i Traci, popolazione di origine indoeuropea stanziata nell'estremità sud-orientale della penisola balcanica, avrebbero potuto costituire un impero formidabile, se solo fossero stati uniti. La Tracia, che da loro ha preso il nome, anticamente corrispondeva a un territorio che oggi comprende Bulgaria meridionale, Turchia europea e Grecia nord-orientale.I Traci disponevano di vasti giacimenti d'oro alla foce del Danubio. Per questo la lavorazione dell'oro in Bulgaria ha una lunga storia. E raccogliere la polvere aurifera nei fiumi è una pratica tuttora viva lungo le sponde dei fiumi bulgari.Curvi sui loro setacci modello gold rush dell'Ovest statunitense, immersi sino al ginocchia nelle acque del Tundzha che scorre pieno di promesse, vere o presunte, nella Bulgaria centrale, decine di uomini e donne setacciano le ghiaie del fiume in cerca di ammiccanti barbagli d'oro. A metà strada tra un passatempo che si vorrebbe ludico e scanzonato e una professione full time, la cerca dell'oro dei fiumi in estate è diventata un'occupazione sempre più diffusa.Ma è un'arte i cui segreti non s'imparano in una notte."L'oro è 19 volte più pesante dell'acqua, sette volte più di quella dei sedimenti che questa trasporta, spiega Kiril Stamenov, responsabile dell'associazione che riunisce i cercatori d'oro bulgari. Quando si stacca dagli agglomerati rocciosi e finisce nel fiumi, si deposita in alcuni punti precisi, quelli dove la corrente perde velocità impedendo il trasporto delle parti meno leggere, addensandosi nelle aree interne di un'ansa, nelle fessure delle rocce, sotto i sassi più grandi, nelle zone a confine tra le acque veloci e quelle più lente. In alcuni di questi punti, quando le condizioni sono più favorevoli, finisce per concentrarsi".Sono molti i fiumi bulgari che trasportano polveri aurifere e il periodo migliore si concentra dopo violente precipitazioni e in occasione delle piene primaverili che strappano ai depositi particelle d'oro che, a volte, finiscono nei setacci dei gold panner, in agguato sui fiumi.Duemila anni dopo, sulle tracce dell'antica e raffinata arte orafa degli antichi Traci, i cercatori bulgari del Terzo millennio rivivono il mito della febbre dell'oro, una malattia dalle inquietanti ripercussioni che, a ogni buon conto, costruì la fortuna della California grazie all'assalto incontenibile e internazionale dei forty-niners a metà XIX secolo.(Immagini Afp)