Roma, (askanews) - Il 15 giugno 1215 il Re d'Inghilterra Giovanni Senzaterra concedeva la Magna Carta, un documento scritto in latino all'origine del moderno costituzionalismo. A ottocento anni di distanza sappiamo tuttavia ancora ben poco di cosa avvenne quel giorno. Sappiamo solo, spiega ad askanews il professor Igor Mineo, medievista dell'Università di Palermo, "che alla fine di un conflitto molto lungo, ci fu una riunione in una località che si chiama Runnymede, nella contea del Surrey", a cui presero parte "i baroni - la élite feudale del tempo - e il re Giovanni. Naturalmente non abbiamo i verbali della riunione, ma abbiamo il risultato: la Magna Carta".Come spiega il professor Mineo si tratta di "un atto di difficile interpretazione, con il quale Giovanni concesse ai baroni e alla Chiesa alcune libertà; queste libertà vanno interpretate dal punto di vista dello storico come dei privilegi in realtà, come dei diritti specialmente goduti dai baroni e dalla Chiesa".Nel corso dei secoli, prosegue Mineo, la Magna Carta è stata "reinterpretata di continuo, emendata, corretta", ma "mai veramente abolita. E a un certo punto, negli anni che fanno seguito alla Grande rivoluzione,(è stata) assunta come punto di partenza del costituzionalismo inglese". Oggi dunque è importante ricordarla per due motivi: da un lato perchè essa "è ancora utilizzata, all'interno dell'ordinamento giuridico sia inglese che americano"; dall'altro lato perché "è uno dei tratti caratteristici dell'identità inglese. Gli inglesi fanno della Magna Carta uno dei fondamenti del loro liberalismo e in questo modo tentano di caratterizzarsi ancora per differenza rispetto alle culture politiche continentali. Vero o non vero essa rimane comunque un punto di riferimento fondamentale della tradizione costituzionale europea".