Bologna (askanews) - Fare il giro del mondo con 80 scatti, accompagnati da chi ha immortalato con la propria macchina fotografica volti, colori, paesaggi ed emozioni. La mostra antologica di Paolo Gotti alla sala museale del Conservatorio del Baraccano di Bologna è una piccola selezione delle oltre diecimila immagini scattate in quarant'anni di attività. I cieli azzurri del Nepal, l'acqua delle Maldive, i colori caldi africani, le case gialle dell'Islanda e i ritratti dei minatori del Ghana. Opere d'arte che il fotografo bolognese, nel tempo, ha esposto in mostre e raccolto nei calendari diventati un appuntamento fisso dal 1992. "Il viaggio più affascinante rimane il primo, l attraversata del Sahara nel 1974 con il Land Rover, sono stato via quattro mesi e mezzo. E stato il cosiddetto viaggio in cui si sa quando si parte ma non si sa quando si torna".Gotti è particolarmente affezionato all'ultima fatica "Alle origini della terra", una sorta di racconto della creazione interpretato con obiettivi e filtri, ma guarda con nostalgia ai rullini sviluppati in camera oscura. "È una scelta un po' più impegnata al momento della ripresa, si entra veramente nel viaggio, lo si riconsidera. Non è come adesso che con il digitale si scatta a più non posso e alla fine in studio, con la post produzione si sistemano le cose. E più comodo e più rapido, ma meno affascinante".Durante la mostra, aperta al pubblico fino al 27 maggio, verranno raccolti fondi per realizzare un ospedale in Congo.