Roma, (askanews) - "Federì, ti voglio dire che tu e i due amici nostri mi avete fatto uno dei più bei regali della mia vita, veramente, soprattutto perchè è giunto come una sorpresa dell'uovo di Pasqua, del tutto inatteso." Così Andrea Camillari.

La straordinaria amicizia tra Camilleri e il poeta Federico Hoefer ha attraversato oltre mezzo secolo, durante il quale i due intellettuali non si sono mai incontrati, conversando però puntualmente ogni settimana al telefono. A offrire questa singolare storia è il libro dei due giornalisti Andrea Cassisi e Lorena Scimè dal titolo "Hoefer racconta Camilleri - Gli anni a Porto Empedocle".

Cassisi. "In questo libro leggiamo una serie di aneddoti, di storie che hanno caratterizzato l'adolescenza di Federico Hoefer e Andrea Camilleri in quell'assolata Porto Empedocle degli anni 50, quando prima di separarsi erano dei semplici giovanotti che andavano a fare gite in barca, a mangiare pesce, aspettavano il sabato per giocare a ping-pong. Leggiamo i ricordi di chi non si è mai dimenticato del suo migliore amico".

Hoefer tratteggia episodi, giornate e ricorrenze che lo legano al "papà" del commissario Montalbano, e che continuano a commuoverlo. Lorena Scimé: "L'io poetico di Federico Hoefer emerge in modo molto forte nel nostro libro perchè lo scopo è stato quello di non volere alterare il ricordo" - ha detto Lorena Scimè - "E poi andare a casa di Camilleri, un uomo che ha cambiato le sorti di quella che è la letteratura oggi ci ha molto appassionati e stupiti".

Viene fuori l'inedito ritratto di un giovane Camilleri come solo un fraterno amico può conoscerlo e regalare ai lettori.

E lo scrittore conclude: "Federì, lunga vita, salute. Ti voglio bene come me ne vuoi tu. Ti abbraccio forte. Ciao bello mio".