Milano (askanews) - Una scultura che dialoga con le forme naturali, ma che utilizza, come forma elementare del proprio linguaggio, il filo di rame. In un certo senso è quasi inevitabile che il lavoro di Antonella Zazzera, artista umbra classe 1976, venga ora esposto nella Fondazione milanese che porta il nome di Arnaldo Pomodoro, proprio per il forte rapporto con la lezione dei maestri della scultura moderna, che va però di pari passo con una ricerca che è molto personale. A partire dall'elemento primo del lavoro.

"Il filo di rame - ci ha detto l'artista - per me è un segno attraverso cui disegno nello spazio. Io ho lavorato con la pittura, il mio segno è stato sempre un segno grafico, poi ho lavorato con la fotografia e ho sentito l'esigenza della tridimensionalità, quindi il filo era il mezzo per eccellenza".

I segni nello spazio si declinano quindi in strutture che hanno morbidezze e movimenti inattesi, oppure in lavori che nascono seguendo il ritmo delle stagioni. Ma nulla, come spiega la curatrice della mostra Ada Masoero, è lasciato al caso.

"Ognuno di questi lavori - ci ha spiegato - è frutto di una progettualità molto sofisticata, molto attenta, molto sorvegliata. Sono tutt'altro che spontanei, ma allo stesso tempo, come ci mostra quelli che l chiama Naturali, che sono dei nidi sostanzialmente, sono fortemente legati alla natura, che è la sua fonte di ispirazione da sempre".

Per dialogare pienamente con la sua ispiratrice, quindi, Antonella Zazzera porta nelle sue opere anche un altro elemento naturale.

"La luce - ha concluso l'artista - è uno degli elementi fondamentali, come il rapporto con lo spazio e poi la forma. La luce è la vita nel mio lavoro, è ciò che rende dinamico il tutto e ciò che fa poi dialogare il lavoro con il luogo".

La mostra alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, che è accompagnata da un Quaderno-catalogo, resta aperta al pubblico fino al 15 luglio.