Roma (Askanews) - Dopo che ha vinto il Golden Globe è il favorito tra i film stranieri che corrono per l'Oscar: "Il figlio di Saul", film ungherese dell'esordiente Laszlo Nemes sulla "macchina della morte" di Auschwitz, è diventato un vero caso. Dopo la vittoria del Gran premio della Giuria a Cannes ha conquistando festival e riconoscimenti in tutto il mondo. Il protagonista Géza Rohrig, a Roma per presentare il film, ci ha spiegato:"La maggior parte dei film sulla Shoah punta alle lacrime, ma il pianto è catartico e ti fa sentire meglio. Il regista ed io eravamo convinti che un approccio emozionale non avrebbe reso giustizia a questo tema: quello che raccontiamo nel film è un orrore che fa riflettere, e non riguarda solo il passato, perché anche oggi avvengono genocidi nel mondo". Rohrig nel film interpreta un uomo dei Sonderkommando di Auschwitz, i gruppi di ebrei costretti dai nazisti ad assisterli nello sterminio dei prigionieri. Non un eroe ma un uomo immerso nell'orrore."Noi volevamo scuotere gli spettatori. I film su questo tema non hanno mai mostrato i luoghi dove tutto avveniva, le camere a gas, i crematori. Abbiamo pensato che era un dovere farlo, mostrare cosa volesse dire per un individuo vivere nei campi. Volevamo creare qualcosa che non fosse visto solo con gli occhi ma percepito profondamente, che facesse dimenticare di essere di fronte a uno schermo".La critica americana è stata unanime nell'osannare il film, e ora che la notte degli Oscar si avvicina Rohrig afferma: "Noi siamo molto fortunati: a Dio è piaciuto questo film, non ho altre spiegazioni! L'Oscar potrebbe essere l'apice del cammino trionfale del film: se vincesse sarebbe incredibile, ma già il fatto che un film low budget, di un esordiente ungherese, sia entrato nella cinquina è molto di più di quanto potessimo mai immaginare".