Milano (TMNews) - Una mostra ad alta intensità emotiva per raccontare il lavoro di Regina José Galindo, artista performativa guatemalteca già premiata alla Biennale di Venezia. Nel Padiglione di Arte contemporanea di Milano non mancano le opere forti e le immagini brutali, ma accanto alle sofferenze che Galindo impone al suo corpo, metafora di un più vasto corpo sociale, c'è il messaggio che dà il titolo all'esposizione: "Estoy Viva". Eugenio Viola è uno dei curatori."Mi piace definirlo - ci ha spiegato - come l'impulso bergsoniano dell'artista, il suo slancio vitale che si oppone a tutti gli orrori, le inquietudini e le lacerazioni della nostra contemporaneità, che sono presenti qui in mostra". Accanto a molta brutalità e a un incombente senso di morte, testimoniato da performance in video e installazioni, c'è però anche la sensazione di una costante ricerca di poesia. "La poesia - ha aggiunto Viola - accompagna il lavoro di Regina José Galindo da sempre, alle volte come appunti, alle volte diventa anche lo storyboard dei suoi lavori spesso scomodi. diventa anche quasi un antidoto". In ogni caso lo sguardo sul lavoro di Regina José Galindo vuole essere il più ampio possibile. In questo caso - ha concluso Eugenio Viola - per la prima volta esponiamo anche una produzione meno conosciuta dell'artista, che sono appunto i disegni, che possiamo considerarli la materializzazione grafica delle sue ossessioni, e le sculture, che hanno una matrice ambivalente: da un lato sono legate alle performance, poiché vengono costruite per esse, dall'altro sono completamente indipendenti da esse, sorgendo al rango di opere autonome". La mostra al Pac resterà aperta fino all'8 giugno.