Roma, (askanews) - Quanto ancora è presente il colonialismo nel Brasile di oggi? Quante regole sociali, rigide e separatiste sopravvivono? Lo racconta con il suo umorismo delicato e capace di far riflettere Anna Muylaert, regista brasiliana arrivata a Roma per parlare del suo nuovo film, "E' arrivata mia figlia", già vincitore del premio della giuria al Sundance e del premio del pubblico al Festival di Berlino.E' la storia di Val, la famosa attrice brasiliana, Regina Casé, che ha lasciato sua figlia Jessica quando era piccola da alcuni parenti nel Nord del Brasile, per diventare la governante impeccabile di una facoltosa famiglia di San Paolo di cui ha cresciuto il figlio, come se fosse stato il suo. L'arrivo inaspettato di Jessica, furba e ambiziosa, rompe le rigide regole di casa, spiazza tutti e soprattutto Val, criticata per il suo atteggiamento servizievole e indecisa su quale affetto sacrificare. La regista non voleva fare solo un film sociale, dice, ma raccontare come in Brasile il lavoro di madre, che per lei è importantissimo, sia molto svalutato e come sia normale affidare i figli alle governanti.Ma ci sono ancora divisioni sociali così forti?"Sì, ma non ovunque, al Nord è peggio, a San Paolo meglio, a Rio ci sono ancora donne di servizio con la divisa, altrove no, girano in t-shirt. E' vero - spiega - nel Brasile c'è stato un salto economico molto forte negli ultimi 15 anni, con Lula c'è stato anche un salto sociale, però c'è ancora molto da fare, il Brasile è ancora un Paese molto colonialista, schiavista, ci vorranno anni prima che diventi simile all'Europa".E sul personaggio della figlia: "Jessica è un personaggio liberatore, arriva come se fosse una super-eroina e rompe le regole, non si accorge nemmeno che esistono, lei si sente libera. Quando la madre scopre che anche lei ha un figlio e lo ha lasciato, capisce che sta per rifare il suo errore e si ribella alle regole sociali per salvarla. Quindi quello che fa la protagonista è un percorso di affetto".