Roma, (askanews) - In principio fu la polaroid, poi la pittura e infine il cinema. E' la parabola artistica del regista americano Gus Van Sant raccontata dalla mostra "Icone", dal 6 ottobre al 9 gennaio 2017 al Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Curata da Mathieu Orlean, coprodotta assieme alla Cinémathéque Française di Parigi e con quella di Losanna, la mostra si snoda all'interno della Mole Antonelliana, sede del museo, un luogo che secondo Gus Van Sant sembra uscito da una pellicola di Tim Burton. A contribuire alla sua formazione di cineasta indipendente del regista di "Elephant", oltre alla pittura e alla fotografia, c'è stato il cinema italiano del passato.

"Ci sono molti registi del cinema classico italiano che mi hanno influenzato, come De Sica e gli autori del neorealismo italiano. E poi sono cresciuto con la Nouvelle vague francese. Tornando all'Italia sono molto appassionato di Fellini, Pasolini, Antonioni, Visconti, ma anche Lina Wertmuller".

Al momento sta lavorando a un nuovo film su John Callahan, fumettista disabile scomparso nel 2010, nonché suo concittadino di Portland. La sua storia era stata opzionata da Robin Williams, ha spiegato Van Sant e lui ne ha raccolto il testimone. E quest'inverno negli Stati Uniti dovrebbe uscire la sua miniserie sui diritti Lgbt intitolata "When we rise". Il tutto però "se non vincerà le elezioni Donald Trump" ha ironizzato Gus Van Sant: "Mi fa paura questa eventualità, è spiazzante. Se vincesse potrebbe essere una vera calamità non solo per gli Usa ma per il mondo intero. Sarebbe distruttivo. Mio padre sostiene che non vincerà, ma credo che al momento sia impossibile fare previsioni".