Milano (askanews) - "Un cerchio d'acqua e un cerchio di fuoco non sono altro che un cerchio d'acqua e un cerchio di fuoco. Però dietro hanno l'esperienza di 50 anni di ricerca".Fabrizio Plessi parla così, con il gusto della tautologia, del suo ultimo progetto espositivo, la mostra "Digital Wall" allestita nella sede di Banca Generali Private Banking in piazza Sant'Alessandro a Milano. Uno spazio che ha costretto l'artista, celebre per le sue grandi installazioni site specific, a ragionare in modo diverso e a confrontarsi con un nuovo modo di presentare il suo lavoro. "Ho capito - ci ha confidato - che l'unica cosa che restava pulita e libera er il muro, Io non ho mai fatto niente a muro nella mia vita, non ho mai considerato il muro come un oggetto su cui mettere le cose. Ho sempre considerato il muro come un perimetro per uno spazio".Uno spazio del quale questa volta Plessi approfitta per trovare una diversa via poetica al suo lavoro, procedendo per sottrazione di elementi. "Da due anni - ha concluso l'artista - stavo pensando a un supporto diverso per il mio lavoro, un supporto che difendesse la tecnologia del mio lavoro. Per la prima volta ho capito che il supporto era quello di togliere il supporto".E così sulle pareti della banca milanese restano solo gli schermi di Plessi, con le loro storie che guardano agli elementi primordiali con l'occhio, e il cuore, della tecnologia.