Milano (askanews) - Ha realizzato un film diventato culto dalla prima inquadratura, inventato un genere cinematografico, messo in scena una satira feroce contro la società americana, criticato razzismo e consumismo, tutto fin dalla sua opera prima e parlando di zombie. George Romero compie 75 anni (il 4 febbraio) ma è una leggenda da quando ne aveva solo 28 e girò il suo primo lungometraggio "La notte dei morti viventi", pietra miliare degli zombie-movie che definì i canoni del genere e creò lo zombie moderno: lento, dall'andatura caracollante e affamato di carne umana. Tutto in un film a basso costo con un enorme successo di pubblico e a suo modo sovversivo: nello stesso anno, il 1968, in cui Martin Luther King viene ucciso per la sua battaglia per i diritti civili degli afroamericani, con l'America è impegnata nella guerra in Vietnam, Romero porta nei cinema un'opera di puro intrattenimento in cui il protagonista è un uomo di colore e l'esercito americano invece di salvare i buoni, li uccide.D'altronde Romero ha sempre sostenuto: "Gli zombie, hanno un che di rivoluzionario. Rappresentano il popolo solitamente senza idee autonome che a un certo punto, stanco dei soprusi, si ribella". E dopo il debutto dietro la macchina da presa, pur realizzando negli anni horror di altro genere, agli zombi ha dedicato i suoi film più conosciuti e amati: "Zombi" del 1978 e "Il giorno degli zombi" del 1985, che chiudono la trilogia classica del genere, saccheggiati per gli anni a venire, fonte di ispirazione per innumerevoli film, senza contare ora fumetti e serie tv, con esiti non sempre all'altezza. Alla sua grande passione è tornato in anni recenti con altri tre film, l'ultimo nel 2009 "Survival of the dead".