Venezia (askanews) - Quando si parla della mostra di Damien Hirst a Palazzo Grassi - Punta della Dogana a Venezia, "Treasures from the Wreck of the Unbelieavable", i toni spesso sono piuttosto concitati. Come da sempre accade con ciò che ruota intorno al lavoro dell'inglese le vie di mezzo tendono a non essere prese in considerazione: o grandi entusiasmi o grandi critiche. Un approccio così radicalizzato però probabilmente non consente di guardare molto oltre la superficie delle cose, una superficie che, peraltro, nella mostra veneziana è già decisamente complessa e affascinante, ma il bello è che sotto c'è molto altro e i numeri diffusi dal museo ci offrono la possibilità di analizzare più in profondità il fenomeno Hirst, provando ad andare un passo oltre la logica del "wow wow" che, nel bene e nel male, è la prima reazione naturale alle statue colossali e ai cortocircuiti semantici, ma che non è, per fortuna, la sola.

I numeri dei visitatori, come era scontato, sono molto importanti, ma per capire che cosa davvero rappresenta la mostra curata da Elena Geuna si possono scegliere anche degli altri parametri. Per esempio le visite guidate per istituzioni museali e culturali di tutto il mondo sono state, nei primi tre mesi, 78, il che testimonia quanto il sistema dell'arte abbia voluto studiare questa mostra che, lo abbiamo detto fin dall'anteprima stampa, è comunque destinata a segnare un nuovo paradigma per i professionisti del settore. A questo si posso aggiungere i dati sul coinvolgimento del pubblico, che in molti casi non aveva mai avvicinato prima l'arte contemporanea: la membership di Palazzo Grassi - Punta della Dogana, nel periodo della mostra ha registrato una crescita del 30%, il che significa - ci spiegano dal museo - molte più persone che, dopo avere visto l'esposizione, intendono stabilire una relazione più duratura con l'istituzione. E in un Paese come l'Italia nel quale i consumi culturali sono storicamente fragili, il segnale merita una certa attenzione.

Ad avvalorare la sensazione che "Treasures" sia oggi, come era accaduto lo scorso anno con "The Floating Piers" di Christo, l'evento artistico che non si può mancare, la reazione social dei visitatori, che hanno rimarcato registrandosi, nelle proprie condivisioni di immagini e commenti, il fatto di essere a Palazzo Grassi. Non solo una fotografia, ma la prova che "Io c'ero". Restando nel mondo dei social media il museo segnala circa 15 milioni di visualizzazioni dei contenuti dedicati all'online sui canali ufficiali, con oltre 3 milioni per i video e, nello specifico, quasi un milione per il solo timelapse del backstage della mostra.

Un ultimo dato riguarda le opere più fotografate: inevitabile che al primo posto ci sia il colosso - "Demon with Bowl" - che accoglie il visitatore nell'atrio di Palazzo Grassi, ma accanto a questa scultura spiccano anche la potente e bellicosa "The Warrior and the Bear" e l'enigmatica figura senza testa di "The Diver", entrambe a Punta della Dogana, la sede nella quale la mostra si apre e dove il dubbio ontologico sulla natura del lavoro di Hirst resta più forte e ambiguo. Accanto però a queste opere d'impronta mitologica, gli obiettivi delle fotocamere e degli smartphone dei visitatori della mostra apprezzano anche i pezzi dove compaiono Topolino e Pippo e insieme a loro, lasciatecelo dire, il più irriverente genio dell'artista. Lui sì un vero colosso.

E allora, in conclusione, dopo avere guardato con attenzione sotto la superficie della mostra veneziana, si può con maggiore cognizione di causa ribadire il fatto che "Treasures from the Wreck of the Unbelieavable" non è la mostra più importante degli ultimi vent'anni, ma è la più importante dei prossimi venti.