Roma, (askanews) - Non solo Brueghel alla mostra di Bologna a Palazzo Albergati; a raccontare l'universo fiammingo prima del Rinascimento del Nord, anche un capolavoro del simbolismo. Lo racconta lo storico dell'arte Massimiliano Caretto. "Un pittore che non si può escludere come esempio di come la pittura fiamminga precedente a Brueghel fosse legata a un universo di simboli è Hieronymous Bosch, qui presente con un'opera, caso più unico che raro in Italia. Nell'opera "I sette peccati capitali", all'interno di un mondo, una sfera , troviamo raffigurati i sette peccati capitali attraverso appunto delle particolari simbologie: così noi abbiamo dal basso verso l'alto l'accidia, l'avarizia ma anche l'ira, la gola e per finire sulla cima della montagna in una piccola tenda rossa, simbolo della passione, la lussuria, una coppia di amanti. Sul fondo della scena fuori dalla dimensione terrena abbiamo dei diavoli a significare l'inferno mentre sulla cima della Terra Cristo crocifisso come rimando alla funzione salvifica della morte e della resurrezione. Un universo quindi assolutamente simbolico, assolutamente non interessato alla rappresentazione del reale ma anzi interessato a rappresentare quello che è considerato veramente reale, la moralità, tutto ciò che è funzionale alla salvezza dell'uomo".