Venezia (askanews) - Un artista sfuggente, forse sottovalutato, difficile da etichettare. Henri Rousseau, detto il Doganiere benché in realtà lavorasse al Dazio, ha creato con la sua pittura un universo onirico, fatto di immagini memorabili come l'allegoria della Guerra o la splendida "Incantatrice di serpenti" del 1907, entrambi provenienti dal Musée d'Orsay di Parigi. Ora Palazzo Ducale a Venezia lo celebra con la mostra "Henri Rousseau - Il candore arcaico", nata da un'idea di Guy Cogeval, presidente del museo parigino, e della direttrice della Fondazione Musei civici di Venezia, Gabriella Belli, che definisce il pittore un esponente della "terza via". "È quella via - ci ha spiegato - che non è la fuga di Gauguin, non è la ricerca della scultura nera di Picasso, è la terza via e cioè la risalita, lenta e faticosa, alla sorgente della creatività".In mostra, accanto a molti dipinti di Rousseau, anche importanti opere di esponenti delle Avanguardie storiche, che con la pittura del Doganiere hanno dialogato in profondità. E così in una stanza circolare si ritrovano uniti il "Ritratto di donna" di Rousseau, "La bouteille de Bass" di Picasso e una poesia di Apollinaire che unisce le storie dei due artisti. In altre stanza compaiono Cézanne, con una importante natura morta, e diverse opere di Kandinsky, che aveva definito il Doganiere un "uomo meraviglioso"."In questa mostra - ha aggiunto Gabriella Belli - ci sono due chiavi di lettura: da una parte un fil rouge che collega Rousseau a tutti gli artisti suoi contemporanei. Lui intercetta una corrente, che corre come un fiume carsico che si alza, si vede, non si vede, per secoli e secoli e questa corrente che noi chiamiamo la corrente Arcaica, su cui si è molto poco fatto, forse perché non è molto interessata ai critici, non c'è quasi bibliografia. Ma è una corrente che in qualche modo lui intercetta".Molti i punti di contatto anche con la pittura italiana, in particolare con Carlo Carrà e con il lavoro dei primitivi. E attraverso le otto sezioni tematiche della mostra, aperta al pubblico fino a inizio luglio, si può gettare un nuovo sguardo, supportato da una serie di studi scientifici, su Henri Rousseau e il suo affascinante occhio pittorico.