Milano (TMNews) - L'emozione, quando si entra nella mostra di Joan Jonas allestita in Hangar Bicocca a Milano, è forte. Nello spazio espositivo della Pirelli le installazioni e i video della grande artista e performer americana dialogano con l'ambiente post industriale."In un certo senso - ci ha detto Joan Jonas a proposito dell'installazione della mostra - è stato come fare delle sculture, modellando le forme e gli spazi degli schermi e questi muri sono stati posizionati proprio per immaginare come sisarebbero guardate le opere".La mostra "Light Time Tales" è la più grande mai dedicata a Jonas, e per la prima volta in Italia vengono raccolti i suoi lavori più importanti, dagli anni Sessanta a oggi. Il curatore è Andrea Lissoni."L'allestimento - ci ha raccontato - ha visto una grande danza degli schermi, dei propp, dei muri, fino a trovare la forma che più la soddisfava e che più ci soddisfava".All'inaugurazione della mostra, che resterà aperta in Hangar fino al 1 febbraio 2015, anche il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera."Qui l'artista reinventa se stesso - ci ha detto in riferimento al rapporto tra lo spazio di Hangar e le opere di Jonas - racconta la propria storia, e questo per un'impresa è importante, perché la storia di un'artista contemporaneo è anche la storia del domani".L'arte di Joan Jonas è, al tempo stesso, impalpabile e onirica, ma anche concreta, forte, corporea. In una sospensione tra miti e ricordi, magia e quotidianità che fa pensare agli arcani dell'umano, primo fra tutti il senso del tempo. Ma l'artista, che rappresenterà gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia il prossimo anno, si schermisce quando l'analisi del suo lavoro si fa più filosofica."Io non credo - ci ha confidato - che la mia arte sia una ricostruzione del mondo, e l'idea del tempo, nel mio lavoro, è molto materiale".E la sua chiosa è perfettamente americana e contemporanea: "Io non credo che l'arte debba fare nulla".