Roma, (askanews) - Un'opera lirica, per la prima volta, nel piccolo regno del Bhutan. Un sogno di condivisione culturale diventato realtà: è il progetto Opera Bhutan che ha visto Acis e Galatea di Haendel rappresentata fra le vette dell'Himalaya.Per scoprirlo con i suoi colori e i suoi momenti magici ora si può visitare una mostra fotografica all'Istituto Storico Germanico di Roma. Anni di lavoro del direttore Aaron Carpené e del regista Stefano Vizioli per unire oriente e occidente, la musica di Haendel e le danze tradizionali bhutanesi, il mito della ninfa e le trasfigurazioni nella tradizione buddista. Un'esperienza quasi fuori dalla realtà per gli occidentali come per i bhutanesi, spiega il regista Stefano Vizioli: "La sfida di Opera Bhutan si articola sicuramente con questa condivisione di linguaggi, una sfida difficile perché naturalmente noi venivamo dall'esperienza occidentale e incontravamo una cultura molto profonda ma molto diversa, e questa condivisione di linguaggi per cui si univano anche esperienza foniche perché c'era l'orchestra barocca ma c'era anche l'orchestra bhutanese, c'erano artisti con una gestualità occidentale e avevamo però anche le danze e i canti della loro cultura: artisticamente tante tante teste diverse; ci sono state 12 nazioni che hanno lavorato a questo progetto, artisti che venivano da 12 nazioni, e questa forse è stata la cosa più importante e più bella".