Venezia (TMNews) - La trattativa stato-mafia ricostruita attraverso l'interpretazione di attori, interviste, materiale di repertorio, animazione grafica: si presenta così il film di Sabina Guzzanti "La trattativa", applaudito al festival di Venezia, dove è stato presentato fuori concorso, che arriverà nei cinema il 2 ottobre."E' un racconto che sembra fatto apposta per il cinema, è tutto pieno di depistaggi, di cose che scompaiono, è una spy story perfetta" racconta Guzzanti. "Quindi ho cominciato prima a studiare perché ne sapevo poco e niente, e il fatto che ne sapessi poco e niente, l'ho scoperto studiando".Le fonti della regista sono stati libri, articoli, verbali. Nel film un gruppo di attori mette in scena gli episodi più rilevanti della vicenda, impersonando mafiosi, agenti dei servizi segreti, magistrati, vittime e assassini. "La questione di questo film è stata prendere una quantità di verbali, di sentenze, di fatti, di testimonianze, e trasformarli in un racconto, che non l'aveva mai fatto nessuno fino ad adesso. Non c'è soltanto la conoscenza dei fatti, c'è anche capire chi dà credito ad una versione, chi dà credito ad un'altra, perché comunque sulla trattativa ci sono anche tante interpretazioni, chi dà importanza a certi fatti chi dà importanza a degli altri, chi ne collega alcuni, chi li collega ad altri.... Questa è la trattativa come la racconto io".Per Guzzanti era necessario far conoscere al grande pubblico questa vicenda nei dettagli: "Questi episodi, questa vicenda, non sono diventati un'occasione di riflessione politica, perché non c'è una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla trattativa. E non è che me lo sono chiesto io perché, se lo sono chiesto in tanti, e la risposta è molto semplice: perché la classe dirigente che abbiamo oggi è il frutto della trattativa e non c'è nessuna volontà di cambiamento".