Milano (askanews) - C'era una grande folla, fin da prima dell'apertura dei cancelli, per salutare l'apertura al pubblico della Torre, l'edificio che completa e arricchisce la sede milanese di Fondazione Prada in largo Isarco. La Torre, alta 60 metri e realizzata in cemento bianco strutturale a vista, è l'ultimo tassello del grande progetto dello studio OMA e, benché apparentemente si presenti con una struttura esterna molto lineare da White Cube, in realtà all'interno mostra tutta la propria ricchezza e complessità architettonica, quasi fosse, e lo dimostra anche la scelta di non sovraccaricare le sale espositive, essa stessa un'opera d'arte come quelle che è chiamata a contenere.

Nove i piani, con una vista a tutto tondo sulla città di Milano, di cui sei adibiti a sale espositive, nelle quali si sviluppa, nel progetto "Atlas", un vero e proprio dialogo tra Miuccia Prada e il curatore Germano Celant, che ha selezionato opere della collezione poi collocate in interessanti scambi di relazioni tra coppie di artisti. Il tutto per offrire allo spettatore quella che la stessa Fondazione definisce "una possibile mappatura delle idee e delle visioni che hanno guidato la formazione della collezione".

Così, entrando nella Torre, si incontrano i grandi "Tulips" di Jeff Koons accanto a diversi pezzi di Carla Accardi, oppure i grandi lavori di Michael Heizer accanto alle strutture ambigue di Pino Pascali, o ancora lo stupefacente e sfrontato confronto tra le tele più esplicite di William Copley e una serie di lavori degli anni Novanta di Damien Hirst, che culminano, attraverso un percorso complesso e problematico, con l'enorme "The Last Judgement", colosso monocromo fatto di mosche e resina.

L'ultimo piano espositivo, il nono, è dedicato infine ai celebri "Upside Down Mushrooms" di Carsten Holler, preceduti da un corridoio buio davvero disorientante, in relazione con la grande "Blue Line" di John Baldessari.

La struttura della Torre, che ospita anche un ristorante, dialoga con il resto degli edifici di Fondazione Prada, attraverso collegamenti diretti o indiretti, come quello rappresentato dal grande ascensore che consente di raggiungere i piani alti spalancando la visione sia di Milano, sia del resto del museo. Oggi più che mai punto di riferimento di un modo di proporre l'arte contemporanea che conferma la forza della città anche sullo scenario internazionale.