Milano (askanews) - Cronaca di un momento storico nel quale la pittura ha cambiato il proprio modo di essere, e anche il proprio modo di pensarsi. La mostra "Guarneri, Olivieri, Verna - Gli anni Settanta", alla galleria Progettoarte elm di Milano, curata da Ivan Quaroni, è un'occasione per rivedere il lavoro di tre artisti che, intorno alla corrente della Pittura analitica, hanno fronteggiato i marosi di una transizione culturale. Claudio Verna racconta così quel periodo: "Il nostro tentativo - ci ha detto - in quegli anni in cui la pittura era messa in crisi anzi addirittura negata, era proprio quello di ritrovare le ragioni antiche e inevitabili della pittura, studiare gli elementi fondanti della pittura, quello è stato il nostro sforzo e queste sono le conseguenze. I quadri di oggi aiutano a capire le origini e le origini, questi cioè, aiutano a capire il lavoro di oggi".Il lavoro di Verna si muove intorno alle infinite possibilità contenute già nel colore, una postura che è condivisa anche da Claudio Olivieri, che introduce però nei suoi dipinti il tema del movimento, piuttosto che quello della pura e semplice forma. "Tutto il percorso del lavoro mio - ci ha spiegato - è un lavoro in cui le cose accadono, non sono predeterminate, quindi di forma in un senso si può parlare, ma come di forma che viene raggiunta, non che viene manifestata prima secondo un criterio geometrico compositivo".Per Riccardo Guarneri il punto decisivo per la sopravvivenza della pittura, come di ogni altra forma di arte, è la ricerca di un messaggio poetico. Nei suoi dipinti bianchi si percepisce una sensazione di profondità, che nasce però dalla riduzione. "Io ho sempre pensato - ha detto l'artista e docente fiorentino - che un linguaggio poetico arriva con la sottrazione, e mai con l'addizione. Dopo invece il discorso è sempre di togliere, fino ad arrivare a un messaggio molto semplice, e il messaggio semplice è quello poetico, quello che dà qualcosa. L'affabulazione invece non dà niente".La sensazione, al termine del percorso espositivo, è ben espressa da Quaroni, quando sintetizza la mostra con la formula "La ricostruzione della pittura". Di questo si ragiona nella galleria sui Navigli milanesi fino al 29 aprile 2016.