Milano (askanews) - Tornare alle origini della civiltà italiana per avere nuovi strumenti per guardare al presente. Entrare nella mostra "Giotto, l'Italia", che Serena Romano e Pietro Petraroia hanno curato per Electa a Palazzo Reale a Milano, è un'esperienza che, in qualche modo, richiama alla mente il motto risorgimentale "Fatta l'Italia, ora bisogna fare gli italiani", e che apre una prospettiva storica su quanto Giotto in realtà già faceva nel XIV secolo, ossia dare una identità culturale unita a un Paese che, politicamente lo sarebbe stato solo cinque secoli dopo. Per questo il curatore Petraroia vuole fare una dedica particolare. "E' una mostra - ci ha detto - che vuole rivolgersi anzitutto agli italiani, che sono i custodi delle opere di Giotto, che in questa mostra vengono poste accanto a noi come mai era avvenuto. Circa la metà della produzione di dipinti su tavola di Giotto è presente in questa mostra. E' dedicata agli italiani che vivono sul territorio a contatto con opere di Giotto".Nelle sale di Palazzo Reale, in un allestimento di grande suggestione, è possibile sentire la perdurante attualità della pittura di Giotto, la forza della sua rappresentazione, capace di travalicare il tempo e la geografia, concetti particolarmente significativi nei mesi in cui Milano porta a conclusione la sua Esposizione universale. E non a caso alla fine del percorso espositivo ci si imbatte nelle frasi di grandi artisti del Novecento che riconoscono il proprio debito verso il pittore fiorentino. "Questa parola, moderno - ha aggiunto Petraroia - è scritta nella legenda, se vogliamo, ma anche in tutta l'opera di Giotto e non retoricamente, ma veramente come le citazioni di questi artisti del Novecento testimoniano, anima la pittura del XXI secolo e pensiamo anche oltre".Uno oltre che appare testimoniato, se volete, dagli occhi dei volti dipinti da Giotto, ma anche dallo stupefacente dialogo che la sua pittura continua a mantenere con il senso dell'architettura e, più in generale, dello spazio. Da scoprire a Palazzo Reale fino al 10 gennaio 2016.