Roma, (askanews) - Matteo Garrone cambia registro e dopo "Gomorra" e "Reality" arriva al cinema in contemporanea con il Festival di Cannes, con un fantasy tratto dalle favole di Giambattista Basile, "Il racconto dei racconti", che lui stesso non ha esitato a definire "un rischio", una "scelta masochista", ironizzando con la stampa italiana prima di Cannes. In realtà in questo film, che tocca la fiaba e l'horror, ricco di effetti speciali e raffinatezza estetica, che alterna comico e tragico, c'è molta della sua poetica. E' l'evoluzione naturale di un percorso artistico."Da film in cui partivo dalla realtà contemporanea e la trasformavo in una dimensione fantastica, mi sembrava legittimo provare a fare il contrario, quindi partire da racconti magici e cercare di fare il percorso inverso, cercare di portarli in una dimensione più realistica e concreta".Le tre storie, quella della regina disperata che per avere un figlio deve mangiare il cuore di un drago marino, quella del re depravato che si innamora della voce di una donna anziana, e quella del re che dà sua figlia in sposa a un orco, hanno a che fare con ossessioni moderne."Era sorprendente la modernità di questi racconti, Basile nel '600 affronta temi come la chirurgia estetica, il lifting".Ma Garrone si è ispirato anche a "Il trono di spade" e ai disegni grotteschi di Goya e ai film di Mario Bava.Girato in inglese con una coproduzione internazionale, il film ha nel cast fra gli altri, Vincent Cassel, Salma Hayek e Toby Jones. E sulla partecipazione a Cannes, con Moretti e Sorrentino:"Il premio migliore è se il film andrà bene in sala. Questo film nasce per il pubblico, prima ancora che da festival. Poi il fatto che siamo in tre è motivo d'orgoglio, per me e per il cinema italiano".