Makokou, Gabon (askanews) - Nel Gabon nord-orientale in dieci anni sono stati massacrati decine di migliaia di elefanti. Nei parchi nazionali, i guardiacaccia sono pochi e male equipaggiati per il contrasto ai bracconieri che dispongono di un armamento sempre più sofisticato. Una guerra a suo modo asimmetrica che infuria lontano dai clamori, nel cuore della foresta tropicale."Il nostro lavoro è diventato molto pericoloso", spiega un guardiacaccia. "Più facciamo arresti e più i bracconieri si armano. Non disponiamo di un equipaggiamento sufficiente per risolvere il problema".Al centro del secondo bacino forestale del pianeta dopo quello amazzonico, questa regione selvaggia al confine con il Camerun e il Congo ospita tre parchi nazionali, Minkebe, Ivindo e Mwagna, aree protette dove la caccia di frodo agli elefanti l'anno scorso ha fatto registrare picchi mai registrati in precedenza. 14mila pachidermi sono stati abbattuti in meno di 10 anni nel solo parco di Minkebe, il più minacciato secondo gli esperti del settore."Tra un decennio, se la strage continua a questi livelli, di elefanti non ce ne saranno più" dichiara Luc Mathot, responsabile dell'ong Conservation Justice. "È urgente organizzare un sistema di protezione e di lotta al bracconaggio ma, soprattutto, di contrasto al traffico internazionale di avorio. Il bracconiere non è che l'ultimo anello della catena, è il traffico che bisogna sgominare".Non è un compito facile vista l'estensione dei collegamenti e delle complicità. Il reticolo organizzato dai trafficanti è vertiginoso. Un container che esce dal Camerun con dell'avorio che proviene dal Gabon sbarca a Hong Kong. Qui viene avviato in Pakistan dove scarica la merce e si riempie di droga o di armi, o magari di entrambe, per ricomparire alla fine in Somalia.Occorre appena sottolineare che quello descritto non rappresenta un caso ipotetico.(Immagini Afp)