Roma (askanews) - E' tutti i giorni protagonista delle cronache, frontiera europea e approdo dei migranti che fuggono dall'Africa in guerra, dalla Siria, dall'Isis, ma in fondo l'isola di Lampedusa è un luogo sconosciuto. Il regista Gianfranco Rosi è andato a conoscerla, scovando protagonisti, isolani, immigrati, opeartori in prima linea e in continua emergenza: è nato così "Fuocoammare", in concorso al festival di Berlino, dal 18 febbraio nei cinema."Raccontare l'identità di un'isola che non avesse una collocazione legata all'immigrazione, anche se l'immigrazione è qualcosa con cui uno deve confrontarsi, però per me era fondamentale raccontare l'isola e l'identità dell'isola attraverso storie di persone e personaggi, andando sul quotidiano". Il film è il racconto parallelo di un'isola-frontiera dove gli operatori della Marina militare, i medici, sono in prima linea per dare un soccorso immediato a chi arriva dal mare, spesso in condizioni disperate, e l'isola dei lampedusani, di Samuele, 12 anni, che non ama il mare, ha la passione per la fionda e la natura, di Pietro Bartolo, il direttore sanitario della Asl, che nel suo computer ha foto, ricordi, sofferenze legati a ogni sbarco, di zia Maria, pensionata, che ascolta la radio locale e richiede le sua canzoni preferite. Qualcuno ha contatti diretti con i migranti, per qualcuno sono una realtà parallela. Ma in tutti c'è un malessere, un disagio."In fondo è anche il nostro malessere, per questo mondo che non conosciamo, con cui facciamo fatica a confrontarci, proprio come stato d'animo. Quindi è un'ansia inconscia che tutti abbiamo, che poi si palesa nel bambino, per altri motivi, naturalmente, che però nella struttura del film assume una dimensione narrativa".