Mantova (askanews) - Un uomo eccezionale, di cui non sappiamo nulla. La vita e la letteratura sono, per fortuna, difficili da circoscrivere e capita a volte di imbattersi in libri, come "Il re dell'uvetta" dello svedese Fredrik Sjoberg, che narra, usando strumenti romanzeschi e personali, la storia di Gustaf Eisen, un genio di fine Ottocento - fondatore tra l'altro del Sequoia National Park e pioniere della coltivazione dell'uvetta in California - sostanzialmente ignoto al mondo. Ma Sjoberg è riuscito a riportarlo in vita.

"Seguire le tracce - ci ha detto lo scrittore dal Festivaletteratura di Mantova - è come cacciare o collezionare, io amo farlo e ho impiegato due anni andando in cerca di lui, dalla California ai parchi nazionali. Cercavo di cogliere l'essenza della sua vita. Non so se l'ho trovata, spero di sì".

Edito in Italia da Iperborea, come il precedente e fortunato "L'arte di collezionare mosche", "Il re dell'uvetta" è comunque un libro agile, apparentemente troppo leggero per contenere tutta la vita di Eisen, e, tra l'altro, una buona fetta anche di quella di Sjoberg stesso.

"Ogni vita può essere condensata - ha aggiunto lo scrittore - anche in poche frasi. Certo, avrei potuto scrivere un romanzo da migliaia di pagine, ma io preferisco le storie brevi. Ho scelto di dedicarmi ai momenti salienti della sua vita, anche se non sono certo di avere individuato i veri momenti chiave, nessuno può saperlo".

Uno di questi, però, è certamente il ritrovamento del Graal, che Gustaf Eisen ha identificato con un calice d'argento di Antiochia oggi conservato al Metropolitan di New York. E qui il libro arriva a un livello addirittura mitologico.

"Essere un essere umano - ha concluso Sjoberg - significa inseguire qualcosa, andare in cerca di qualcosa. Puoi essere certo che non lo troverai mai, ma il senso sta nella stessa ricerca. Io credo che in questo caso la storia del Santo Graal fosse semplicemente perfetta, perché dice qualcosa su di lui, ma anche sullo scrittore stesso".